Marco Gallo e Alina Avram
la scommessa dell’apertura del chiosco nel verde di via Rosselli
27 aprile 2026 | Lorena Marchica
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Dopo aver vinto il bando comunale, la coppia di imprenditori — Marco Gallo di «Caffè Astense», la caffetteria di Piazza Alfieri, e Alina Avram — apre un nuovo chiosco nel Parco della Resistenza, con l’obiettivo di creare uno spazio di incontro, riportando vita a un’area poco riqualificata della città.
Non è solo un’apertura commerciale, ma una piccola scommessa urbana. Quella di Marco e Alina, coppia nella vita e nel lavoro, nasce da un’idea semplice: restituire centralità a uno spazio che per troppo tempo è rimasto ai margini.
Il loro progetto prende forma nel Parco della Resistenza, a pochi minuti dal centro cittadino e dall’università, in un’area che definiscono «bella, ben curata, ma ancora poco valorizzata».
Un luogo che avevano già osservato in passato, immaginandone le potenzialità. «Abbiamo sempre buttato l’occhio su quei giardini», raccontano. Poi l’occasione concreta: la pubblicazione del bando comunale per il chiosco di via Rosselli. «Ci siamo informati, abbiamo fatto le nostre valutazioni e abbiamo deciso di partecipare. E alla fine abbiamo vinto».
Riparte da qui «Schermi di Carta», la rassegna artistica ideata nel 2013 e rilanciata da Alessandro Guarino, responsabile tecnico del Cinema Sala Pastrone, insieme al Circolo Cinematografico Vertigo.
Accanto alla dimensione performativa, si svilupperà anche quella espositiva: il foyer, l’area di accoglienza della Sala Pastrone, diverrà una galleria d’arte, con l’idea di un’apertura non limitata al periodo dell’iniziativa culturale, ma estesa all’intero anno, così da configurarsi una base di riferimento per esposizioni e installazioni in città.
Da questa nuova prospettiva nasce la richiesta di partecipazione aperta a nuovi talenti — attori, scrittori, performer e artisti visivi — con l’obiettivo di offrire uno spazio di espressione su un tema attuale: l’impatto della guerra sull’essere umano, attraversando la violenza per approdare alla speranza.
L’obiettivo va oltre la semplice gestione di un punto ristoro. «Se non parte nessuno, quella zona resterà sempre così, un po’ degradata», spiega Alina. La proposta è di innescare un cambiamento, attirando nuove iniziative.
Il chiosco, nel verde della città, guarda soprattutto a studenti e famiglie. La vicinanza con l’università è un elemento chiave: «Siamo a quattro minuti a piedi», sottolinea Marco. «Eppure manca uno spazio all’aperto dove fermarsi tra una lezione e l’altra». Da qui l’idea di creare un punto di incontro, tra aree attrezzate e angoli dove sedersi sull’erba, studiare o bere un caffè. «Ce lo immaginiamo con ragazzi sdraiati sulle stuoie, che leggono o chiacchierano». E aggiungono: «È proprio questo il bello: trovarsi immersi nel verde, in un ambiente che invita a fermarsi».
Dietro al progetto c’è un equilibrio da costruire giorno dopo giorno: «Sul lavoro stiamo poco insieme», racconta Alina. «Marco è quello che corre, io sono più stabile. Lui è la mente, io la sua estensione». Un’intesa che però richiede attenzione. «Bisogna sapere gestire le due cose, perché il lavoro può influenzare la coppia».
Dello stesso avviso Marco, che sottolinea l’importanza di separare i ruoli: «Da una parte ci siamo noi come imprenditori, dall’altra noi come coppia e genitori. La difficoltà sta nel non portare a casa il lavoro e viceversa».
L’apertura dell’attività, inizialmente prevista in tempi più rapidi, ha subito qualche rallentamento. Il chiosco è di proprietà comunale ed è rimasto chiuso per vent’anni: «Lo abbiamo preso un po’ a scatola chiusa», ammettono. Tra autorizzazioni e lavori imprevisti, i tempi si sono allungati. «Ci sono sempre cose che non si possono prevedere», spiegano.
Ora però il traguardo è vicino: «Se tutto va come deve, contiamo di aprire tra un mese», dice Marco. Una nuova attività, certo, ma anche un invito a guardare con occhi diversi uno spazio della città. Perché è solo quando qualcuno decide di fermarsi, incontrarsi, restare, che un luogo comincia davvero a vivere.